Todo amor es fantasía;
él inventa el año, el día,
la hora y su melodía;
inventa el amante y, más,
la amada. No prueba nada,
contra el amor, que la amada
no haya existido jamás.
Ogni amore è fantasia;
inventa l'anno, il giorno,
l'ora e la sua melodia;
inventa l'amante e anche
l'amata. Non è una prova
contro l'amore che l'amata
non sia mai esistita.
Visualizzazione post con etichetta poesia e letteratura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesia e letteratura. Mostra tutti i post
sabato 11 luglio 2015
lunedì 22 agosto 2011
Ubriacatevi! - Charles Baudelaire - Enivrez-vous - "Di vino, di poesia o di virtù , come vi pare" - "De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise"
Pubblicato da
Egregius
Ubriacatevi!
Bisogna sempre essere ubriachi.
Tutto qui:
è l'unico problema.
Per non sentire l'orribile fardello del Tempo
che vi spezza la schiena e vi tiene a terra, dovete ubriacarvi senza tregua.
Ma di che cosa?
Di vino, poesia o di virtù : come vi pare.
Ma ubriacatevi.
E se talvolta,
sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fosso,
nella tetra solitudine della vostra stanza,
vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa,
chiedete al vento,
alle stelle,
agli uccelli,
all'orologio,
a tutto ciò che fugge,
a tutto ciò che geme,
a tutto ciò che scorre,
a tutto ciò che canta,
a tutto ciò che parla,
chiedete che ora è;
e il vento,
le onde,
le stelle,
gli uccelli,
l'orologio,
vi risponderanno:
"E' ora di ubriacarsi!
Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo,
ubriacatevi, ubriacatevi sempre!
Di vino, di poesia o di virtù , come vi pare"
(C. Baudelaire)
Enivrez-vous
Il faut être toujours ivre.
Tout est là:c'est l'unique question.
Pour ne pas sentir
l'horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules
et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois,
sur les marches d'un palais,
sur l'herbe verte d'un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez,
l'ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent,
à la vague,à l'étoile,à l'oiseau,à l'horloge,
à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit,
à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante,
à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent,la vague,l'étoile,l'oiseau,l'horloge,
vous répondront:
"Il est l'heure de s'enivrer!
Pour n'être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!
De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise."
Tout est là:c'est l'unique question.
Pour ne pas sentir
l'horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules
et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois,
sur les marches d'un palais,
sur l'herbe verte d'un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez,
l'ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent,
à la vague,à l'étoile,à l'oiseau,à l'horloge,
à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit,
à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante,
à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent,la vague,l'étoile,l'oiseau,l'horloge,
vous répondront:
"Il est l'heure de s'enivrer!
Pour n'être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!
De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise."
martedì 15 febbraio 2011
Fantômas, il Genio del male - Marcel Allain e Pierre Souvestre, 1911 - L'Ispettore Juve, Jerôme Fandor, Lady Beltham, Bouzillé, M. Havard - da Jean Marais a Vincent Cassel
Pubblicato da
Egregius
Criminale spietato, di diabolica intelligenza diabolica,
abilissimo nei travestimenti e megalomane; è elegante e dotato di un fascino magnetico: il suo nome è Fantômas.
Fantômas nasce nel 1911: egli è il Signore del Terrore, il Genio del male, l'arci-criminale, l'anti-eroe di una serie di 32 romanzi scritta da Marcel Allain e Pierre Souvestre e di una successiva serie di 11 romanzi ad opera del solo Marcel Allain dopo la scomparsa del coautore.
Fantômas organizza i delitti più spaventosi: sostituisce l'acido solforico in una dispensa di profumo di un grande magazzino parigino, libera dei topi infestati dalla peste su un transatlantico in navigazione nell'oceano, o costringe una vittima ad essere testimone della propria esecuzione posizionandolo a testa in su' in una gigliottina.
Questi sono solo alcuni dei diabolici e complessi delitti organizzati da Fantômas.
E' padrone di mille travestimenti ed è il leader di un vasto esercito di "Apaches" (teppisti di strada).
Le sue spie sono sparse dappertutto; egli è ovunque e da nessuna parte, è tutti e nessuno e dissemina il terrore in ogni luogo: conduce una guerra implacabile contro la società borghese nella quale si muove con facilità e sicurezza.
Fantômas riesce sempre a sfuggire al suo nemico giurato, l'ispettore Juve.
L'ispettore Juve conduce una crociata solitaria contro Fantômas: è talmente ossessionato dal suo nemico al punto che il suo superiore, M. Havard, mette spesso in dubbio la sua lucidità mentale, arrivando addirittura in un'occasione ad arrestarlo sospettando che egli stesso fosse Fantômas.
L'ispettore Juve ha un alleato, il giornalista nel quotidiano "La Capitale", Jerôme Fandor, il quale potrebbe essere addirittura il figlio del criminale e che però è anche
innamorato di Hélene, la diabolica figlia di Fantômas: nonostante la passione che unisce Fandor ed Helene, il loro amore sarà impossibile.
Un altro personaggio significativo della serie è Lady Beltham, amante di lunga data di Fantômas e vedova di una delle sue vittime, la quale nonostante i suoi tentativi non riesce a resistere al suo fascino magnetico.
Infine, c'è Bouzillé, un barbone che aiuta sia Juve che Fantômas, a seconda di chi gli porterà di volta in volta i maggiori benefici; per aumentare la confusione, sia Juve e Fantômas occasionalmente si travestono da Bouzillé.
abilissimo nei travestimenti e megalomane; è elegante e dotato di un fascino magnetico: il suo nome è Fantômas.Fantômas nasce nel 1911: egli è il Signore del Terrore, il Genio del male, l'arci-criminale, l'anti-eroe di una serie di 32 romanzi scritta da Marcel Allain e Pierre Souvestre e di una successiva serie di 11 romanzi ad opera del solo Marcel Allain dopo la scomparsa del coautore.
Fantômas organizza i delitti più spaventosi: sostituisce l'acido solforico in una dispensa di profumo di un grande magazzino parigino, libera dei topi infestati dalla peste su un transatlantico in navigazione nell'oceano, o costringe una vittima ad essere testimone della propria esecuzione posizionandolo a testa in su' in una gigliottina.
Questi sono solo alcuni dei diabolici e complessi delitti organizzati da Fantômas.
E' padrone di mille travestimenti ed è il leader di un vasto esercito di "Apaches" (teppisti di strada).
Le sue spie sono sparse dappertutto; egli è ovunque e da nessuna parte, è tutti e nessuno e dissemina il terrore in ogni luogo: conduce una guerra implacabile contro la società borghese nella quale si muove con facilità e sicurezza.
Fantômas riesce sempre a sfuggire al suo nemico giurato, l'ispettore Juve.
L'ispettore Juve conduce una crociata solitaria contro Fantômas: è talmente ossessionato dal suo nemico al punto che il suo superiore, M. Havard, mette spesso in dubbio la sua lucidità mentale, arrivando addirittura in un'occasione ad arrestarlo sospettando che egli stesso fosse Fantômas.
L'ispettore Juve ha un alleato, il giornalista nel quotidiano "La Capitale", Jerôme Fandor, il quale potrebbe essere addirittura il figlio del criminale e che però è anche
innamorato di Hélene, la diabolica figlia di Fantômas: nonostante la passione che unisce Fandor ed Helene, il loro amore sarà impossibile.Un altro personaggio significativo della serie è Lady Beltham, amante di lunga data di Fantômas e vedova di una delle sue vittime, la quale nonostante i suoi tentativi non riesce a resistere al suo fascino magnetico.
Infine, c'è Bouzillé, un barbone che aiuta sia Juve che Fantômas, a seconda di chi gli porterà di volta in volta i maggiori benefici; per aumentare la confusione, sia Juve e Fantômas occasionalmente si travestono da Bouzillé.
I romanzi della serie "Fantômas" contengono elementi del genere dei "feuilleton", romanzi di intrigo pubblicati a puntate e tipicamente ambientati a Parigi.
Si ravvisano anche tratti del genere poliziesco, che accostano la serie di Fantômas a quella su Arsenio Lupin, il personaggio del ladro gentiluomo ideato da Maurice Leblanc alcuni anni prima, nel 1905.
I romanzi sono stati popolarissimi in Francia, ma anche in Europa e soprattutto in Italia dagli anni '10 agli anni '30, e hanno dato origine a numerose versioni cinematografiche.
La prima pellicola è stata realizzata in Francia e risale al 1913: si tratta di un film muto di Louis Feuillade, con Renè Navarre, Edmond Breon, Renee Carl, Josette Andriot, con una durata di 54' min.
Memomaribile è il trittico di film dedicato a Fantomas tra il 1964 e il 1967, con un esilerante Luis de Funès nella parte dell'ispettore Juve, e un grande Jean Marais, nel ruolo di Fantomas.
Tutti e tre i film sono di André Hunebelle. Il primo è del 1964 e si intitola "Fantômas", seguito nel 1965 da "Fantomas minaccia il mondo" (tit. orig. "Fantômas se déchaîne");la "trilogia" si chiude con "Fantômas contro Scotland Yard" (Fantômas contre Scotland Yard) girato nel 1967.
Ma proprio Cassel, l'uomo che avrebbe dovuto essere il protagonista del film, si è tirato indietro dando come motivazione i forti ritardi nei tempi di produzione.
Vedremo se il progetto andrà avanti oppure se è da considerarsi definitivamente tramontato.
Ma oltre alle opere cinematografiche, Fantomas ha anche ispirato fumetti e opere teatrali e la sua figura ha influenzato personaggi di opere seriali successive come i cattivi dei film con James Bond, il fumetto Diabolik e vari protagonisti del genere noir.
(post correlato: L'assassino minacciato - René François Ghislain Magritte)
martedì 6 luglio 2010
Pubblicato da
Egregius
Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
Il tuo collo come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
Il tuo collo come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
(liberamente tratto dal Cantico dei Cantici)
.
giovedì 6 maggio 2010
Cecco Angiolieri - "S'i fossi foco"
Pubblicato da
Egregius
S'i' fosse foco, ardere' il mondo;
s'i' fosse vento, lo tempestarei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, manderei 'l en profondo;
s'i' fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti ' cristiani embrigarei;
s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.
S'i' fosse morte, andarei da mio padre;
s'i' fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi' madre.
S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui.
s'i' fosse vento, lo tempestarei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, manderei 'l en profondo;
s'i' fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti ' cristiani embrigarei;
s'i' fosse 'mperator, sa' che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.
S'i' fosse morte, andarei da mio padre;
s'i' fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi' madre.
S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui.
domenica 21 febbraio 2010
In ogni cosa - Boris Pasternak
Pubblicato da
Egregius
.
In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.
Sino all’essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.
Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
sentire, amare, vivere, pensare
effettuare scoperte.
.
In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino alla sostanza.
Nel lavoro, cercando la mia strada,
nel tumulto del cuore.
Sino all’essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.
Eternamente aggrappandomi al filo
dei destini, degli avvenimenti,
sentire, amare, vivere, pensare
effettuare scoperte.
.
venerdì 5 febbraio 2010
Amare gli altri è una pesante croce - Boris Pasternak
Pubblicato da
Egregius
ma tu sei bella senza ghirigori,
ed il segreto della tua vaghezza
è l'enigma risolto della vita.
A primavera si sente il frullare dei sogni
e il fruscìo di novità e certezze.
Tu sei della stirpe di tali princìpi.
Come l'aria il tuo senso è spassionato.
E' facile svegliarsi e veder chiaro,
spazzare dal cuore il pattume verbale
e vivere senza intasarsi in anticipo.
Tutto questo è una piccola scaltrezza.
B. Pasternak
.
mercoledì 4 novembre 2009
Alda Merini - da "Alla tua salute, amore mio"
Pubblicato da
Egregius
-
Il Poeta raccoglie i dolori e sorrisi
e mette assieme tutti i suoi giorni
in una mano tesa per donare,
in una mano che assolve
perché vede il cuore di Dio.
Ma la città è triste
perché nessuno pensa
che i fiori del Poeta
sbocciano per vivere molto a lungo
per le vie anguste della grazia
Alda Merini - da "Alla tua salute, amore mio"
per le vie anguste della grazia.
lunedì 14 settembre 2009
Kahlil Gibran – "Sul matrimonio"
Pubblicato da
Egregius
-
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.
(Kahlil Gibran)

-
domenica 12 aprile 2009
He loved and died - Easter Poems
Pubblicato da
Egregius
He loved and died
When He was being beaten and spat upon
When His flesh was being torn by the whip
When His back was scourged,
Then He saw me being baptized
and so He permitted them to do so.
When the crown was crushed into His head
When He tasted His own blood
When the thorns pierced His flesh,
Then He saw me praying
and so He killed them not.
When His cross was so heavy that he fell
When He carried wood on His torn flesh
When He wished simply to move no more,
Then He saw me in confession,
and so He got up and walked on.
When His hands were being pierced
When He hung from a cross
When His side was bleeding,
Then He said I love YOU.
and so He died.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Happy Easter !
When He was being beaten and spat upon
When His flesh was being torn by the whip
When His back was scourged,
Then He saw me being baptized
and so He permitted them to do so.
When the crown was crushed into His head
When He tasted His own blood
When the thorns pierced His flesh,
Then He saw me praying
and so He killed them not.
When His cross was so heavy that he fell
When He carried wood on His torn flesh
When He wished simply to move no more,
Then He saw me in confession,
and so He got up and walked on.
When His hands were being pierced
When He hung from a cross
When His side was bleeding,
Then He said I love YOU.
and so He died.
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Happy Easter !
domenica 8 marzo 2009
O me, oh vita! (Walt Whitman)
Pubblicato da
Egregius
O me, oh vita!
Oh me, oh vita !
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d’infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita !
Risposta
Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità,
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.
(Walt Whitman)
domenica 1 marzo 2009
Oh Capitano! Mio Capitano! (Walt Whitman)
Pubblicato da
Egregius
Oh Capitano! Mio Capitano!
Oh Capitano! Mio Capitano! il nostro duro viaggio è finito,
La nave ha scapolato ogni tempesta, il premio che cercavamo ottenuto,
Il porto è vicino, sento le campane, la gente esulta,
Mentre gli occhi seguono la solida chiglia, il vascello severo e audace:
Ma, o cuore! cuore! cuore!
Gocce rosse di sangue,
Dove sul ponte il mio Capitano giace,
Caduto freddo morto.
O Capitano! Mio Capitano! alzati a sentire le campane;
Alzati - per te la bandiera è gettata, per te la tromba suona,
Per te i fiori, i nastri, le ghirlande - per te le rive di folla,
Per te urlano, in massa, oscillanti, i volti accesi verso di te;
Ecco Capitano! Padre caro!
Questo mio braccio sotto la nuca!
E' un sogno che sulla tolda,
Sei caduto freddo, morto.
Il mio Capitano non risponde, esangui e immobili le sue labbra,
Mio padre non sente il mio braccio, non ha battiti, volontà;
La nave è all'ancora sana e salva, il viaggio finito;
Dal duro viaggio la nave vincitrice torna, raggiunta la meta;
Esultate rive, suonate campane!
Ma io, con passo funebre,
Cammino sul ponte dove il Capitano giace,freddo,
Morto
giovedì 22 gennaio 2009
martedì 6 gennaio 2009
Il gabbiano Jonathan Livingston
Pubblicato da
Egregius
In questo celebre romanzo-breve degli anni'70, Richard Bach racconta la storia di un gabbiano, Jonathan Livingston, che abbandona la massa dei comuni gabbiani per i quali volare è solamente un mezzo goffo per procurarsi il cibo e impara, attraverso un percorso di autoperfezionamento fatto di abnegazione e sacrificio, a eseguire il volo come atto di perizia e intelligenza.Il gabbiamo impara a volare, metaforicamente impara a vivere: Jonathan ha il coraggio di ubbidire alla propria legge interiore, nonostante la massa faccia di tutto per trattenerlo e riportarlo nella "gabbia" dell'abitudine e della vita di tutti i giorni.

Jonathan Livingston è essenzialmente una fiaba a contenuto ideale e spirituale.
Best Seller in molti paesi del mondo negli anni '70, è diventato per molti un vero e proprio cult, ed è stata letta da diverse generazioni secondo differenti prospettive ideologiche.
Questo è il messaggio che ci dà il "gabbiano" Jonathan:
avere il coraggio di seguire il nostro istinto, il nostro cuore, anche se questo significherà sofferenza e solitudine.
Solo così potremo essere davvero "vivi e liberi" di volare in alto
(il lbro è edito da BUR al prezzo di 7,50 euro)
-
martedì 18 novembre 2008
lentamente muore
Pubblicato da
Egregius
Cogliendo lo spunto dell'inesauribile Ester, pubblico nuovamente, un anno dopo, la straordinaria poesia di Pablo Neruda, "Lentamente muore", una delle mie preferite e che maggiormente rispecchia il mio pensiero
___________________________________________________________
LENTAMENTE MUORE
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)
mercoledì 19 marzo 2008
Laura Folgori - Il fuggir delle ombre
Pubblicato da
Egregius
sabato 9 febbraio 2008
perchè tu mi oda - Pablo Neruda
Pubblicato da
Egregius
Perché tu mi oda
le mie parole
a volte si assottigliano
come le orme dei gabbiani sulle spiagge.
Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo lontane le mie parole.
Più che mie esse son tue.
Si arrampicano sul mio vecchio dolore come l'edera.
Si arrampicano così sulle pareti umide.
Sei tu la colpevole di questo gioco sanguinoso.
Esse fuggono dal mio rifugio oscuro.
Tu riempi tutto, tutto.
Prima di te popolarono la solitudine che occupi,
e sono abituate più di te alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che voglio dirti
perché tu oda come voglio che m'oda.
Il vento dell'angoscia ancora le trascina.
Uragani di sogni a volte ancora le abbattono.
Senti altre voci nella mia voce addolorata.
Pianto di vecchie bocche, sangue di vecchie suppliche.
Amami, compagna. Non abbandonarmi. Seguimi.
Seguimi, compagna, in quest'onda di angoscia.
Ma vanno tingendosi del tuo amore le mie parole.
Tu occupi tutto, tutto.
Ne farò di tutte una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
(Paolo Neruda)
le mie parole
a volte si assottigliano
come le orme dei gabbiani sulle spiagge.
Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo lontane le mie parole.
Più che mie esse son tue.
Si arrampicano sul mio vecchio dolore come l'edera.
Si arrampicano così sulle pareti umide.
Sei tu la colpevole di questo gioco sanguinoso.
Esse fuggono dal mio rifugio oscuro.
Tu riempi tutto, tutto.
Prima di te popolarono la solitudine che occupi,
e sono abituate più di te alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che voglio dirti
perché tu oda come voglio che m'oda.
Il vento dell'angoscia ancora le trascina.
Uragani di sogni a volte ancora le abbattono.
Senti altre voci nella mia voce addolorata.
Pianto di vecchie bocche, sangue di vecchie suppliche.
Amami, compagna. Non abbandonarmi. Seguimi.
Seguimi, compagna, in quest'onda di angoscia.
Ma vanno tingendosi del tuo amore le mie parole.
Tu occupi tutto, tutto.
Ne farò di tutte una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
(Paolo Neruda)
sabato 8 dicembre 2007
Inno alla Vergine - Dante - Paradiso XXIII
Pubblicato da
Egregius
Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore,
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore
per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua distanza vuol volare sanz' ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in cretura è di bontate.
(Dante, Paradiso XXXIII)
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore,
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore
per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua distanza vuol volare sanz' ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in cretura è di bontate.
(Dante, Paradiso XXXIII)
martedì 30 ottobre 2007
lentamente muore - P. Neruda - Muore lentamente chi evita una passione...
Pubblicato da
Egregius
LENTAMENTE MUORE
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)
giovedì 18 ottobre 2007
Booker Prize 2007: the winner is Anne Enright with " The Gathering"
Pubblicato da
Egregius
Il Man Booker Prize, il prestigioso e ambito premio letterario di lingua inglese è stato assegnato quest'anno a Anne Enright, 45 anni.
La scrittrice irlandese si è aggiudicata il riconoscimento, comprensivo di un assegno di 50mila sterline, per il romanzo The Gathering.
Questo è il quarto romanzo di Anne Enright ed è una saga familiare che attraversa tre generazioni «Noi pensiamo che questo romanzo segnerà il nostro tempo e ne sentiremo parlare anche in futuro - ha detto sir Howard Davies, presidente della giuria, annunciando la vincitrice durante una cerimonia a Londra - La conclusione del romanzo è assai brillante e le ultime frasi sono tra le migliori che io abbia mai letto».
Il Man Booker Prize è assegnato al miglior romanzo dell'anno scritto in inglese da uno scrittore del Commonwealth e della Repubblica d'Irlanda.
La Enright ha vinto sconfiggendo il grande favorito Ian McEwan, già premiato nel 1998, in gara quest'anno con On Chesil Beach e il romanziere neozelandese Lloyd Jones, in finale con Mister Pip.
(tratto da:http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=11245&sez=HOME_SPETTACOLO)
_________________________________________________________________________________________
Anne Enright was named the winner of the £50,000 Man Booker Prize for Fiction for her novel The Gathering, published by Jonathan Cape.
Enright, 45, is the second Irish woman to win the prize, joining compatriots Iris Murdoch, Roddy Doyle and John Banville who won the prize in 1978, 1993 and 2005 respectively.
Chair of the judges, Howard Davies, made the announcement, which was broadcast live on the BBC Ten O’ Clock News, at the awards dinner at the Guildhall, London.
Howard Davies said:
’The Gathering is an unflinching look at a grieving family. It’s the bleakness of one woman’s vision, a bleakness rooted in her family, her marriage and the death of her brother.’
Davies said that the winning title was a ‘powerful, uncomfortable and even at times angry book’ but went on to explain that the family epic was a ‘very readable and satisfying novel’.
Anne Enright admitted that ‘when people pick up a book they may want something that will cheer them up, in that case they shouldn’t really pick up my book… my book is the equivalent of a Hollywood weepie.’
Howard Davies confirmed that the judges’ decision had been unanimous.
He divulged that when they had put The Gathering on the longlist they ‘didn’t expect it to emerge as a winner.’ He went on to say, ‘It is a very intense piece of writing which does repay re-reading.’
Anne Enright was born in Dublin where she continues to live and work.
She is the author of three previous novels: The Wig My Father Wore (1995), What Are You Like? (2000) and The Pleasure of Eliza Lynch (2002). Reviewers have called her winning book ‘distinctive’ in its ‘exhilarating bleakness’.
(http://www.themanbookerprize.com/news/stories/1004)
La scrittrice irlandese si è aggiudicata il riconoscimento, comprensivo di un assegno di 50mila sterline, per il romanzo The Gathering.
Questo è il quarto romanzo di Anne Enright ed è una saga familiare che attraversa tre generazioni «Noi pensiamo che questo romanzo segnerà il nostro tempo e ne sentiremo parlare anche in futuro - ha detto sir Howard Davies, presidente della giuria, annunciando la vincitrice durante una cerimonia a Londra - La conclusione del romanzo è assai brillante e le ultime frasi sono tra le migliori che io abbia mai letto».
Il Man Booker Prize è assegnato al miglior romanzo dell'anno scritto in inglese da uno scrittore del Commonwealth e della Repubblica d'Irlanda.
La Enright ha vinto sconfiggendo il grande favorito Ian McEwan, già premiato nel 1998, in gara quest'anno con On Chesil Beach e il romanziere neozelandese Lloyd Jones, in finale con Mister Pip.
(tratto da:http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=11245&sez=HOME_SPETTACOLO)
_________________________________________________________________________________________
Anne Enright was named the winner of the £50,000 Man Booker Prize for Fiction for her novel The Gathering, published by Jonathan Cape.
Enright, 45, is the second Irish woman to win the prize, joining compatriots Iris Murdoch, Roddy Doyle and John Banville who won the prize in 1978, 1993 and 2005 respectively.
Chair of the judges, Howard Davies, made the announcement, which was broadcast live on the BBC Ten O’ Clock News, at the awards dinner at the Guildhall, London.
Howard Davies said:
’The Gathering is an unflinching look at a grieving family. It’s the bleakness of one woman’s vision, a bleakness rooted in her family, her marriage and the death of her brother.’
Davies said that the winning title was a ‘powerful, uncomfortable and even at times angry book’ but went on to explain that the family epic was a ‘very readable and satisfying novel’.
Anne Enright admitted that ‘when people pick up a book they may want something that will cheer them up, in that case they shouldn’t really pick up my book… my book is the equivalent of a Hollywood weepie.’
Howard Davies confirmed that the judges’ decision had been unanimous.
He divulged that when they had put The Gathering on the longlist they ‘didn’t expect it to emerge as a winner.’ He went on to say, ‘It is a very intense piece of writing which does repay re-reading.’
Anne Enright was born in Dublin where she continues to live and work.
She is the author of three previous novels: The Wig My Father Wore (1995), What Are You Like? (2000) and The Pleasure of Eliza Lynch (2002). Reviewers have called her winning book ‘distinctive’ in its ‘exhilarating bleakness’.
(http://www.themanbookerprize.com/news/stories/1004)
Iscriviti a:
Post (Atom)






