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domenica 24 maggio 2015

"Accadde oggi" : 100 anni dopo, la rassegna stampa online della Grande Guerra! (24/5/1915 - 24/5/2015)

Ricorrono oggi, 24 maggio 2015, i cento anni dall'entrata in guerra dell'Italia nel Primo conflitto mondiale (la "Grande Guerra").
In concomitanza con questa importantissima celebrazione storica debutta  "Accadde Oggi", un progetto davvero molto affascinante per gli appassionati di storia e non solo.
A partire da oggi e per i prossimi 3 anni, sarà disponibile online la rassegna stampa quotidiana della Grande Guerra con la pubblicazioni delle prime pagine dei maggiori giornali nazionali dell'epoca.
Questi giornali saranno sfogliabili tutti i giorni in formato PDF e tantissime sono le testate che potranno essere consultate: il Corriere della Sera, il Messagero, La Stampa, l'Avanti, il Mattino di Napoli, il Giornale d'Italia, la Patria del Friuli, la Tribuna e tanti altri ancora.

Questo viaggio nel tempo, questa fenomenale rievocazione storica sarà disponibile su questi siti internet:


Attraverso il progetto "Accadde Oggi" sarà davvero possibile tornare indietro a quei tempi difficili, entrando nel costume, nelle incertezze, nel dibattito di quell'epoca.


giovedì 17 marzo 2011

Vittorio Emanuele II e Garibaldi a Teano, il 26 ottobre 1860 - olio di Sebastiano De Albertis - Da Teano a Marsala: "Roma o morte!".



L'incontro tra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi del 26 ottobre 1860 concluse la spedizione dei Mille.
Il Re di Sardegna Vittorio Emanuele II aveva occupato i territori pontifici delle Marche e dell'Umbria e andava incontro a Garibaldi che stava risalendo da sud dopo aver sconfitto l'ultima resistenza borbonica nella battaglia di Volturno e aver completato la conquista del Regno delle Due Sicilie.
Il Re voleva impedire che la spedizione di Garibaldi proseguisse fino a Roma, soprattutto perchè temeva che ciò avrebbe provocato l'intervento di Napoleone III.



Nell'incontro del 26 ottobre Garibaldi salutò Vittorio Emanuele come Re d'Italia, rifiutando titoli e onori, ma ottendendo che i volontari garibaldini entrassero nell'esercito regolare sardo con il medesimo grado rivestito nella spedizione; la fusione dei garibaldini nell'esercito avvenne nel 1862.
L'eroe dei due mondi aderì dunque alla politica di casa Savoia deludendo le aspettative delle forze democratiche che auspicavano una repubblica meridionale protesa alla conquista di Roma,
e si ritirò poi a Caprera; portò comunque avanti un programma di lotta per Roma capitale.
Il 27 giugno del 1862 Garibaldi sbarcò a Palermo; poi da Marsala, il 20 luglio, innalzò il grido famoso "Roma o morte!".

17 marzo 1861 - Proclamazione Ufficiale del Regno d'Italia - legge n. 4671: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia




"Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861".

Sono queste le parole presenti nella legge n. 4671 del Regno di Sardegna e valgono come proclamazione ufficiale del Regno d'Italia; la legge n. 4671 fu promulgata il 17 marzo 1861 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 68 del 18 marzo 1861.
Si festeggiano oggi i 150 anni da quella storica data, nella quale il Regno di Sardegna assunse il nome di Regno d'Italia, in seguito all'annessione degli stati preunitari.
Nel 1860 il Ducato di Parma, il Ducato di Modena ed il Granducato di Toscana avevano votato dei plebisciti per l'unione con il Regno di Sardegna.
I Piemontesi tolsero poi la Romagna, le Marche, l'Umbria, Benevento e Pontecorvo, allo Stato della Chiesa

L'ultimo atto del processo di unificazione era stato compiuto da Garibaldi con la spedizione dei Mille, che aveva conquistato il regno borbonico con il sostegno di Vittorio Emanuele II e di Cavour.
Tutti questi territori vengono annessi ufficialmente al regno tramite plebisciti.
Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo parlamento unitario, con la prima convocazione
del Parlamento italiano il 18 febbraio 1861.
Con la proclamazione del 17 marzo, Vittorio Emanuele II è il primo re d'Italia; Nel 1861 il Regno d’Italia si configurava come una delle maggiori nazioni d’Europa, almeno a livello di popolazione e di superficie, anche se le differenze economice, sociali e culturali tra le diverse parti della penisola resero molto complesso il processo di unificazione.

Torino divenne la prima capitale del nuovo Regno (1861-1866); nel 1866 la capitale del Regno si trasferì a Firenze.
Nel 1866, a seguito della terza guerra di indipendenza, vengono annessi al regno il Veneto (che allora comprendeva anche la Provincia del Friuli) e Mantova sottratti all'Impero Austro-Ungarico. Nel 1870, con la presa di Roma, al regno viene annesso il Lazio, sottraendolo definitivamente allo Stato della Chiesa. Roma diventa ufficialmente capitale d'Italia nel 1871.

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Le Cinque giornate di Milano

mercoledì 16 marzo 2011

Le Cinque giornate di Milano (18-22 marzo 1848) - dalle Barricate fino a alla conquista di porta Tosa


Le Cinque giornate di Milano furono un'insurrezione del popolo milanese avvenuta tra il 18 e il 22 marzo 1848, contro gli oltre quindicimila austriaci del maresciallo Josef Radetszky.

La città allora era capitale del Regno Lombardo-Veneto, parte dell'Impero Austriaco.
Fu uno dei maggiori episodi della storia risorgimentale italiana del XIX secolo e si colloca all'interno dei moti liberal-nazionali europei del 48-49, la Primavera dei popoli.
Lo rivolta di Milano dimostrò la forza e l'efficacia dell'iniziativa popolare che, guidata da uomini consapevoli degli obiettivi della lotta, fu in grado di influenzare le decisioni dello stesso Re di Sardegna Carlo Alberto che, approfittando della debolezza degli Austrici in ritirata, dichiarò guerra all'Impero asburgico (Prima guerra d'indipendenza).


Il malcontento popolare era molto grande, anche perchè il dominio austriaco si esercitava con una fortissima pressione che cercava di sfruttare al massimo dal ricchezza economica del territorio.
La rivolta fu preceduta dalla fuga a Verona del viceré Ranieri, che lasciò il potere nelle mani del conte Moritz O'Donnell. Il 18 marzo, all'annuncio di imminenti riforme, la folla si diresse verso il palazzo del governo dove cominciarono gli scontri.

I capi del moto erano di tendenze politiche eterogenee: repubblicani mazziniani, moderati come il podestà Gabrio Casati, democratici federalisti come Carlo Cattaneo.
La rivolta dilagò per tutta la città.   
L'intera popolazione combatteva per le vie innalzando barricate, sparando dalle finestre e dai tetti, con una grande coesione tra i diversi quertieri della città; venivano inviati messaggi agli abitanti delle campagne per esortarli a prendere parte alla lotta.
Il 20 marzo quasi tutto il centro era nelle mani degli insorti; Radetzky fu addirittura costretto a  richiedere un armistizio che fu rifiutato.
Il 21 marzo, forti anche delle voci di un possibile intervento del Piemonte, fu costituito il governo provvisorio presieduto dal podestà, Gabrio Casati, e un Consiglio di guerra, di cui era anima Carlo Cattaneo.
Le milizie civiche si apprestavano a espugnare porta Tosa (da allora detta porta Vittoria), che cadde il 22 marzo.
La sera del 22 marzo 1848, gli Austriaci si ritiravano verso il "Quadrilatero" (la zona fortificata compresa fra le quattro città di Verona, Legnago, Mantova e Peschiera del Garda).
Il 23 marzo Carlo Alberto emanava un proclama annunziante l'intervento piemontese che segnava, di fatto, l'avvio della Prima guerra d'indipendenza.


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17 marzo 1861 - Proclamazione ufficiale del Regno d'Italia)

Patrioti italiani - Enrico ed Emilio Dandolo - Due grandi Fratelli d'Italia


Enrico Dandolo (Varese, 26 giugno 1827 – Roma, 3 giugno 1849) ed Emilio Dandolo (Varese, 5 luglio 1830 – Milano, 20 febbraio 1859) furono due fratelli e  patrioti italiani, noti per aver preso parte ad alcune delle più importanti battaglie del Risorgimento.
I due fratelli parteciparono alle Cinque Giornate di Milano, insieme agli amici Luciano Manara ed Emilio Morosini.
Combatterono poi, con i volontari lombardi della Legione Manara, nella campagna del
Bresciano e del Trentino della Prima guerra d'Indipendenza.
Poi i due fratelli perteciparono insieme alla costituzione e alla difesa della Repubblica Romana.
Durante la battaglia contro i Francesi, che infine liberarono Roma dagli insorti, Enrico ed Emilio Dandolo militavano  nel Battaglione Bersaglieri Lombardi, al comando di Luciano Manara; Enrico aveva il grado di capitano.


Enrico trovò la morte durante la battaglia di Villa Corsini, nella notte del 3 giugno 1849; nella stessa battaglia Emilio fu ferito.
Emilio, sopravissuto alla difesa di Roma, fuggì in esilio a Marsiglie e poi a Lugano.
Nel 1850 tornò in famiglia e visse nel ricordo del fratello; pubblicò i suoi ricordi nel volume "I volontari e i Bersaglieri Lombardi".
Grazie a Cavour, nel 1855 Emilio ottenne il grado di Sottotenente dei Bersaglieri e partecipò alla spedizione di Crimea, ma fu costretto dagli austriaci a rientrare a Milano dove fu sottoposto al controllo della polizia austriaca.
Morì nel 1859, malato di tisi, poco prima che la Lombardia venisse liberata.  


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La Repubblica Romana (9 febbraio - 4 luglio 1849) - Il triumvirato di Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi - “Fede in Dio, nel diritto e in noi. W la Repubblica Romana. W l’Italia”


La Repubblica Romana del 1849 visse per circa 5 mesi, dal 9 febbraio al 4 luglio.
Essa nacque a seguito di una rivolta liberale del popolo romano: all'interno del territorio pontificio Papa Pio IX fu estromesso dai suoi poteri temporali.
La Repubblica fu governata da un triumvirato composto da Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi.
Mazzini ne fu l'anima politica, Garibaldi il difensore.
Molti eroi morirono per la sua difesa; tra questi vi furono Goffredo Mameli, Luciano Manara ed Enrico Dandolo.
La piccola Repubblica Romana nacque a seguito dei moti del 1848, la Primavera dei popoli, che coinvolsero tutta l'Europa della Restaurazione (e da cui nacque l'espressione "fare un quarantotto").
La morte della Repubblica fu decretata dagli eserciti di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie; fu soprattutto decisivo l'intervento della Francia di Napoleone III che per convenienza politica ristabilì l'ordinamento pontificio, in deroga ad un articolo della costituzione francese.
L'avventura si concluse il 4 luglio 1849 quando le truppe francesi, al comando del generale Oudinot, invasero le sale dell'assemblea dichiarandone lo scioglimento.
L'esperienza di Roma fu fondamentale nella storia del Risorgimento italiano: fu il primo " esperimento" di quello che sarebbe stato l'ideale repubblicano del futuro Stato italiano; fu il primo banco di prova delle nuove idee democratiche, ispirate principalmente al mazzinianesimo.
I principi su cui si fondava la Repubblica romana furono il suffragio universale maschile, l'abolizione della pena di morte e la libertà di culto.


Moltissime figure del Risorgimento italiano accorsero da tutta la penisola italiana.

Mentre l'invasore entrava in Roma per distruggere la nuova Repubblica Romana,
in Campidoglio si dava lettura al popolo della Costituzione che non sarebbe mai entrata in vigore.

Patrioti italiani - Ippolito Nievo (Padova, 30 novembre 1831 – mar Tirreno, 4 marzo 1861) - Le confessioni di un Italiano


Ippolito Nievo (Padova, 30 novembre 1831 – mar Tirreno, 4 marzo 1861) è stato scrittore e patriota.
Mazziniano, partecipa nel 1848 all'insurrezione di Mantova.
Nel 1859 combatté con Garibaldi tra i Cacciatori delle Alpi.   
Partecipò all'impresa dei Mille: unendosi alle truppe garibaldine il 5 maggio del 1860 salpa da Quarto a bordo del Lombardo insieme a Nino Bixio e Cesare Abba.
Si distinse a Calatafimi e a Palermo ottenendo la nomina di "Intendente di prima classe" con incarichi amministrativi divenendo il vice di Giovanni Acerbi.
Di ritorno nel continente, per riportare indietro i documenti amministrativi della spedizione dei Mille, perì durante il naufragio del battello a vapore Ercole, presso Ischia.
Nel naufragio tutte le persone imbarcate perirono e né relitti né cadaveri furono restituiti dal mare.


Molto importante fu la sua attività di scrittore.
Ippolito Nievo scrisse le tragedie I Capuani e Spartaco; alcune opere poetiche: dai Versi del 1854 e del 1855 a Le Lucciole (1858) e Gli amori garibaldini (1860); racconti (Il varmo, 1856) e romanzi (Angelo di bontà, 1856; Il Conte Pecoraio, 1857).
Il suo capolavoro sono le Confessioni di un italiano nel 1855, pubblicato postumo nel 1867 col titolo Le confessioni di un ottuagenario dall'editore Le Monnier.
E' la storia dell'italiano nuovo, che si viene formando agli ideali del Risorgimento, pur sentendo la nostalgia del mondo settecentesco che scompare.


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lunedì 14 marzo 2011

Patrioti italiani - Nino Bixio (Genova, 2 ottobre 1821 – Isola di Sumatra, 16 dicembre 1873)


Gerolamo Bixio, detto Nino, (Genova, 2 ottobre 1821 – Isola di Sumatra, 16 dicembre 1873), è stato un militare, politico e patriota italiano.
Fu in assoluto una delle figure più note ed importanti del Risorgimento italiano.
Comincia la sua carriera militare arruolandosi nella marina del Regno di Sardegna, quale surrogante del fratello.
Fu volontario nella prima guerra d'indipendenza (1848), combattendo a Governolo, a Verona e a Treviso.
Raggiunse poi Garibaldi e fu difensore della Repubblica Romana (1849): il 3 giugno 1849, respingendo l'assalto francese, si distinse guidando personalmente diversi contrattacchi alla baionetta. 
Per due volte i colpi francesi gli uccisero la cavalcatura e infine fu ferito in modo serio.
Tale audacia gli valse una medaglia d'oro decretata dalla Repubblica Romana.
Dopo aver preso le distanze dagli ambienti mazziniani, nel gennaio 1853 riprese l'attività marinara.
Seguì Garibaldi nel 1859-60: durante la seconda guerra di indipendenza, nei Cacciatori delle Alpi, combattè a Malnate nella battaglia di Varese e poi difese strenuamente il passo dello Stelvio, tanto da essere insignito della Croce Militare di Savoia.
Fu uno degli organizzatori dei Mille, per la liberazione del Sud e battè i Borbonici da Calatafimo al Volturno.


Fu eletto deputato a Genova alle elezioni politiche italiane del 1861 e il 6 febbraio del 1870 diventa anche senatore. Si avvicinò al Partito d'azione garibaldino e partecipò il XX settembre 1870 alla Presa di Roma che pone fine definitivamente al potere temporale del Papa. Ripreso dalla passione per il mare, parte per l'Inghilterra dove si fa costruire la nave Maddaloni; divenì mercante e morì di febbre gialla in Indonesia.

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Patrioti italiani: Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827 – Roma, 6 luglio 1849) - Fratelli d'Italia, L'Italia s'è desta!



Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827 – Roma, 6 luglio 1849) è stato poeta e patriota, oltre ad una delle figure più famose del Risorgimento italiano. 
Conquistato dallo spirito patriottico partecipò ad alcune memorabili gesta, come l'esposizione del tricolore per festeggiare la cacciata degli austriaci del 1846.
Mazziniano, prese parte come volontario alla campagna del 1848 e organizzò una spedizione per accorrere in aiuto di Nino Bixio durante l'insurrezione di Milano.
Arrivato a Milano il 18 aprile incontra finalmente il suo idolo, Mazzini.
Aiutante di Garibaldi nella difesa della Repubblica Romana, fu ferito sul Gianicolo nella difesa della Villa del Vascello.
Colpito alla gamba sinistra durante un assalto alla baionetta, morì un mese dopo a causadell'infezione: aveva solo 22 anni.


Durante il periodo di agonia fu elevato al grado di capitano.
E' l'autore delle parole del Canto degl'Italiani,l'attuale inno nazionale italiano, conosciuto anche come Inno di Mameli (1847); l'inno fu composto dal musicista Michele Novaro.

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domenica 13 marzo 2011

Patrioti italiani: Angelo Masina (o Masini) (Bologna 1815 - Roma 1849) - Il "Patroclo" del nostro Risorgimento

Angelo Masina fu un patriota italiano.
Partecipò ai moti del 1831 in Romagna, poi fuggì in Spagna dove combattè con i costituzionali.
Durante la guerra del 1848 egli combattè nel corpo dei Cacciatori Alto Reno in difesa di Vicenza, col generale Durando.
Poi a fine agosto partecipò a Bologna ai tentativi di instaurare un governo provvisorio al posto del prolegato pontificio.
Dopo l'armistizio della I Guerra d'Indipendenza accorse con Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana raggiungendo il grado di colonnello; fu tra i valorosi del 30 aprile 1849.

L'intraprendente generale Masina, che il Carducci paragonò a Patroclo, l'eroe greco, viene colpito da una freccia alla coscia durante la difesa di  Villa Corsini dai francesi e, trascinato dal suo cavallo, morì.
E' il 3 giugno 1849: nonostante la difesa strenua delle truppe garibaldine i francesi ebbero la meglio.

Sul Gianicolo, definito da Napolitano luogo "della sfida eroica e precorritrice", si trova il suo busto di marmo insieme a quello degli altri eroi garibaldini. 

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Patrioti italiani - Luciano Manara ((Milano, 23 marzo 1825 – Roma, 30 giugno 1849) - Dalle cinque giornate di Milano alla difesa della Repubblica Romana



Luciano Manara è stata una delle figure più note del Risorgimento.
Amico di Carlo Cattaneo egli partecipò alle cinque giornate di Milano, l'insurrezione avvenuta tra il 18 e il 22 marzo 1848 con i quali i milanesi si liberarono dal dominio austriaco.
Durante l'insurrezione milanese Manara capeggiò l'operazione che portò alla conquista di Porta Tosa dove vi piantò la prima bandiera italiana; egli si dimostrò inoltre un abile costruttore di barricate.
Egli partecipò poi alla Prima guerra di
indipendenza organizzando un gruppo di volontari contro le truppe papaline di Pio IX.Si rifugiò in Piemonte dopo che gli austriaci ebbero riconquistato Milano e fu messo a capo di un corpo di Bersaglieri lombardi con cui combattè in Valle Sabbia, sul monte Stino, sul Po e a la Cava in provincia di Pavia

Manara cadde a soli 24 anni nello scontro di Villa Spada il 30 giugno 1849 durante la difesa della Repubblica Romana dalle truppe francesi di Napoleone III intervenute in aiuto del Papa.
Durante la difesa di Roma, Luciano Manara era stato nominato capo di Stato Maggiore dallo stesso Garibaldi.


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sabato 19 febbraio 2011

Inno di Mameli - la Vittoria...che schiava di Roma Iddio la creò (mentre Umberto Bossi disse "Tiè!") - La riforma del console Gaio Mario e La Coorte Romana




Si è parlato molto dell'esibizione di Benigni al festival di Sanremo, seguita da circa 20 milioni di telespettatori.
L'attore comico toscano ha fatto l'esegesi dell'inno di Mameli e poi, senza musica, ha cantato la strofa più conosciuta, commuovendo tutti gli spettatori e telespettatori del festival.
Per  indagare l'etimologia della parola esegesi mi affido alla definizione tratta da wikipedia.it:
"In filologia, l'esegesi (in greco) è l'interpretazione critica di testi finalizzata alla comprensione del significato."
Durante la sua esposizione Benigni ha spiegato il vero significato alcune frasi e parole presenti nell'inno nazionale e sovente male interpretate dalla stragrande maggioranza delle persone (Ministro della Repubblica, Umberto Bossi compreso!)


Il primo passo che analizziamo è:

"Dov è la Vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò."
Nel luglio del 2008, una delle persone più intelligenti, raffinate e colte d'Italia, il già citato proff. Umberto Bossi, divenne celebre per questa espressione: “L’Italia schiava di Roma? Tiè!” – a cui seguì un'elegante gesto con il dito!

Ma qual'è il vero significato della frase di Mameli?
Per prima cosa, come ha simpaticamente sottolineato Benigni al festival, il soggetto della frase è la vittoria, non l'Italia: dunque è la vittora schiava di Roma, non l'Italia.   
Nell'antica Roma alle schiave venivano tagliati i capelli, dunque la Vittoria dovrà porgere la sua chioma a Roma vincitrice perchè venga tagliata!

Il secondo passo che analizziamo è:
"Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte "

Quì l'equivoco nasce dalla parola coorte, spesso confusa con "corte", che indica l'insieme di personaggi (cortigiani), che circondano un sovrano o un uomo di particolare importanza.
In realtà la parola "coorte" fa riferimento all'esercito romano, definito da Benigni il più grande esercito della storia: le legioni romane furono divise in diverse coorti dopo la riforma del generale e politico romano Gaio Mario nel I
secolo a.c..
In sostanza fu abolito il vecchio sistema del reclutamento per censo e furono arruolati tutti i volontari in possesso
della cittadinanza romana e tutti diventavano fanti legionari.
Precedentemente a tale riforma l'esercito romano era
organizzato a "manipolo"; mentre il manipolo era una suddivisione tattica che permetteva una maggiore agilità su terreni irti e diseguali, la coorte aggiungeva potenza e compattezza, più adatte alle battaglie campali che venivano sempre più spesso affrontate dall'esercito romano.
Il console Gaio Mario creò un esercito permanente di volontari e suddivise la legione in 10 coorti; una coorte era composta di 600 soldati, cioè formata dall'unione di 3 manipoli, uno di hastati, uno di principes, uno di triarii, portati ciascuno a 200 uomini.

 
Per cui "Stringiamoci a coorte" significa "restiamo uniti fra noi combattenti", uniti a "coorte" e "pronti alla morte" per il nostro ideale.


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giovedì 20 gennaio 2011

Breve storia del Carnevale: dai riti pagani - Bacchanalia - Saturnali - Lupercalia - al Cristianesimo - Dal Carnem levare al Carnevale



A Carnevale ogni scherzo vale! Ma quali sono le origini del Carnevale?
Il Carnevale moderno è una festa che parte dalla tradizione cristina ma che ha origini molto antiche.
L'etimologia della parola deriva probabilmente dal latino “Carnem levare”, che significa “levare - togliere la carne”: è riferito alla vigilia della Quaresima, e si tratta di un invito a non mangiare la carne.
La festa del Carnevale, nei paesi Cattolici, è infatti compresa tra il periodo dell’Epifania e la Quaresima, e termina nei giorni grassi, dal giovedì al martedì.
Si conclude il martedì grasso, il giorno che precede il mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima: durante il periodo quaresimale, secondo la tradizione, i cattolici devono astenersi dal cibo per quaranta giorni, poiché bisogna prepararsi al digiuno per la Pasqua.
Il giorno in cui si festeggia il Carnevale è fissato dalle autorità ecclesiastiche e il Carnevale è indice di 
trasgressione, è una festa in cui l’intero popolo fa baldoria, si dà al travestimento, alla beffa, al divertimento, allo schiamazzo, al ballo, alla musica, ai vari e diversi generi di costumi, di vestiti e mascherine.
Le origini del nostro Carnevale risalgono però al mondo romano, quando si svolgevano feste in onore degli dei.


Un esempio sono i festeggiamenti in onore di Bacco, detti Baccanali, che nell'antica Roma di svolgevano lungo le
strade della città e prevedevano già l'uso delle maschere, il tutto tra fiumi di vino e danze.
In marzo e dicembre era la volta dei Saturnali, feste dedicate a Saturno, padre degli dei: durante queste feste, che duravano sette giorni, gli schiavi diventavano padroni e viceversa.
Il popolo eleggieva il "Re della Festa" il quale organizzava i giochi nelle piazze; il tutto mentre i gladiatori intrattenevano il pubblico.     
Altra festa romana era quella dei "Lupercalia", in onore del Dio Pane, festività celebrata nel mese di febbraio.     
Dunque i festeggiamenti hanno radici in antichi riti pagani, antecedenti al Cristianesimo.
Si tratta di riti che nascono nel mondo agricolo-pastorale per festeggiare la fine dell'inverno in auspicio ad una stagione opulenta, feconda e fertile per la terra. 
In epoca medievale il Carnevale era considerata la "festa dei folli" per i festeggiamenti trasgressivi e le baldorie senza limiti morali: le persone esageravano nel cibo e nel vino.
In seguito, nell’età della Controriforma, il Carnevale ha  subito varie resistenze da parte della Chiesa e da parte dei diversi ordini religiosi.    
Nel '600 il Carnevale ha assunto il suo ruolo di festa popolare con le diverse  della Commedia dell’Arte a stabilire un sempre più un diretto contatto con la realtà bassa e volgare:
esse adottarono il linguaggio dialettale-popolare della loro regione d’origine; così il servo Pulcinella rappresenta Napoli, il servo Arlecchino la regione bergamasca, Pantalone la città di Venezia, Gianduia la società torinese, Meneghino la città di Milano.

martedì 28 dicembre 2010

Dandy - il Dandismo - cosa collega sir Percy Blakeney, Henri de Marsay e Andrea Sperelli... Brummell, Wilde, D'annunzio, Franz Liszt...





Il dandy (conosciuto anche come beau o gallant) è un uomo che assegna una particolare importanza all'apparenza fisica, al linguaggio raffinato, agli hobby lussuriosi, trasformando l'apparenza e la nonchalance in un culto del Sé.   
Storicamente il dandismo, movimento dandy o daddinismo, fu un movimento culturale inglese che si sviluppò soprattutto tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo: George Bryan Brummell, conosciuto anche come Beau Brummell (Londra, 7 giugno 1778 – Caen, 30 marzo 1840), è considerato il primo dandy, o comunque colui che rappresentò meglio il dandismo.
Un dandy era una sorta di "self-made man", spesso dedito ad imitare unostile di vita aristocratico pur provenendo dalla classe media.
La moderna pratica del dandismo apparve nel rivoluzionario 1790 sia a Londra che a Parigi.
La cultura dandy fu accompagnata da molto scetticismo, talvolta così estremo che lo scrittore George Meredith, una volta definì il "cinismo"come un dandismo intellettuale; tuttavia, la Primula Rossa (the Scarlet Pimpernel) della Baronessa Emmuska Orczy, fu uno dei grandi capolavori dandies della letteratura, con un ricco dandy inglese, sir Percy Blakeney, uomo ozioso e svogliato, che è in realtà un eroe senza macchia e senza paura conosciuto come la Primula Rossa, che lotta per salvare dalla ghigliottina i nobili francesi condannati dal regime del Terrore.

Thomas Carlyle  nel suo libro Sartor Resartus (Il sarto rappezzato), scrisse che un dandy era non altro che un "uomo che indossa vestiti".
Honoré de Balzac introdusse il mondano e insensibile Henri de Marsay in La fille aux yeux d'or (La ragazza dagli occhi d'oro, 1835), una parte della  Commedia umana (La Comédie humaine), che risponde ai requisiti del perfetto dandy, fino ad un inseguimento ossessivo dell'amore che sfocia in una passionale e omicida gelosia.
Charles Baudelaire, nella fase metafisica del dandismo, definì il dandy come colui che elava l'estetica ad un modo di vivere religioso, e che con il suo modo di vivere rimprovera il cittadino reponsabile della classemedia.
Il dandy amava stupire, provocare: il collegamento tra il modo di vestire e la protesta politica era diventato una caratteristica peculiare in Inghilterra durante il 18-esimo secolo.
Con queste connotazioni, il dandismo può essere visto come una protesta politica contro l'ascesa dei principi di livellamento egualitario, spesso connotato di riferimenti nostalgici ai valori feudali e pre-industriali, come l'idea del "perfetto gentiluomo".
Paradossalmente il successo di Oscar Wilde and Lord Byron, semplifica il ruolo del dandy nella sfera pubblica: entrambi, come scrittori che personalità pubbliche, furono fonte di gossip e scandalo.
Tra i più importanti dandy italiani vicini al dandismo di Wilde possiamo trovare Gabriele D'Annunzio che identificò come radice del dandismo, già espressa nel Piacere nel personaggio di Andrea Sperelli, il disgusto aristocratico e un disprezzo antidemocratico delle masse.
Un esponente famoso del movimento in Germania fu Franz Liszt.

domenica 26 dicembre 2010

il Carnevale romano - La corsa dei "barberi" - Le corse di bufali e asini




La famosa corsa dei cavalli "barberi" era l'attrazione più importante del Carnevale romano e se ne hanno significative testimonianze in splendide incisioni settecentesche del Thomas.
La corsa si svolgeva in via del Corso, con arrivo e sbocco in Piazza Venezia dove i cavalli venivano frenati mediante un ostacolo costituito da un grosso telone tirato da una parte all'altra della strada.
Venivano poi assegnati dei premi a coloro che riscivano a salire in groppa al cavallo nel tratto finale della corsa.
La gente si accalcava ai lati di via del Corso all'inverosimile e nel tentativo di salire in groppa ai cavalli si assisteva a spericolate esibizioni con gravi pericoli per l'incolumità delle persone.
Proprio a causa dei numerosi incidenti, le corse dei barberi vennero prima sospese e poi definitivamente interrotte nel 1883.

Pochi secoli addietro in occasione del Carnevale si svolgevano anche corse di bufali e asini, le quali risultavano talmente buffe che, come riferisce Bartolomeo Sacchi nelle sua "Vita dei pontefici","per le risa grandi non potevano appena stare la gente in pie'"

(fonte: Willy Pocino, "le curiosità di Roma", Newton Compton Editori)

mercoledì 22 dicembre 2010

Rosa Croce - Christian Rosenkreuz - The Chemical Wedding of Christian Rosenkreuz - Martin Lutero





I Rosa Croce sono un leggendario ordine segreto, che sarebbe nato nel XIV secolo: la dottrina dei Rosacroce fu esposta per la prima volta in The Universal and Genaral Reformation of the Whole Wide World, pubblicato nel 1614.
Quest'ordine è stato associato ai simboli della rosa e della croce.
Esso fu fondato nel 1407 da un nobile tedesco, Christian Rosenkreuz (137 -1484), che si era recato in giovane età in oriente, soggiornando a Damasco ed in Terra Santa, accumulando sapere,  diventando un adepto di saggezze segrete e studiando l'occultismo.
Sembra che l'ordine fosse limitato ad 8 membri e che si estinse alla morte di Rosenkreuz per poi rinascere nel XVII secolo.
Alcuni studiosi sono convinti che Rosenkreuz sia una semplice invenzione del teologo Johann Valentin Andreae, gran Maestro del Priorato di Sion tra il 1637 e il 1654.
Nel 1616 fu pubbicata l'opera di Andreae, The Chemical Wedding of Christian Rosenkreuz ("Le nozze alchemiche di Cristiano Rosa Croce"), come satira delle ossessioni occulte dell'epoca.
Probabilmente nel XVII l'ordine era costituito da pochi membri che avevano in comune solamente alcuni punti di vista come la passione per l'occultismo e le pratiche alchemiche.
Che sia esistito o meno, ancora oggi i Rosa Croce sono una fiorente società esoterica basata sui scritti di Rosenkreuz.
I Rosa Croce divennero famosi all'interno della Massoneria nel XVIII secolo, quando ne incorporò alcuni simboli, come la Rosa e la Croce.
Questi simboli comparvero anche nello stemma di Martin Lutero: gli autori dei Rosa Croce erano generalmente favorevoli al Luteranesimo e in opposizione al Cattolicesimo,
Altri, come John Heydon, ammisero di non essere dei Rosa Croce, ma di aver utilizzato titoli suggestivi per le loro opere per favorire la divulgazione dei loro studi ermetici.

Personaggi famosi che furono in vario modo accostati - a torto o a ragione - al misterioso ordine o considerati suoi appartenenti sono stati: Ramon Llull (1235-1315), Leonardo da Vinci (1452-1519), Paracelso (1493-1541), Nostradamus (1503-1566), Michele Serveto (1511-1553), Luís de Camões (1524-1580), Giordano Bruno (1548-1600), Francis Bacon (1561-1626), Shakespeare (1564-1616), Galileo Galilei (1564 – 1642), Michael Maier (1568-1622), Robert Fludd (1574-1637), Comenius (1592-1670)[senza fonte], René Descartes[1] (1596-1650), Isaac Newton (1642-1727), Leibniz (1646-1716), Bach (1685-1750), Goethe (1749-1832), Mozart (1756-1791), la cui opera, "Il flauto magico", viene a volte interpretata come un'allusione appena velata ai riti iniziatici dell'ordine, Beethoven (1770-1827), Victor Hugo (1802-1885), Erik Satie (1866-1925).

Il simbolo dell'ordine è una croce con al centro una sola rosa rossa. Il termine designa uno stato spirituale che corrisponde ad una conoscenza d'ordine cosmologico, che può avere rapporti con l'ermetismo cristiano: il concetto centrale è doppiamente indicato dalla Croce e dal cuore, mentre le gocce di sangue che cadono dalla piaga aperta nel costato di Gesù Cristo si dispongono a forma di rosa.
Esistono anche altre interpretazioni del simbolo, che si riferiscono all'evoluzione spirituale dell'uomo: la Croce ne rappresenta il corpo fisico e la rosa la personalità psichica e mentale in sviluppo, come la rosa che si apre lentamente alla luce. Altri simboli rosacrociani sono il pellicano e il giglio.Riguardo ai numeri, la simbologia dei Rosacroce fa riferimento soprattutto al 3, al 4, al 7, al 10 e al 12.